Si ringrazia l’Avv. Margherita Corriere per il testo dell’ordinanza.
La Corte Suprema di Cassazione, Prima Sezione Civile, si è recentemente pronunciata con l’ordinanza n. 20033/2026, pubblicata il 15 giugno 2026. La pronuncia affronta una vicenda estremamente delicata in materia di separazione e divorzio, tracciando confini importanti sul principio di bigenitorialità, sul valore dell’ascolto del minore e sulle conseguenze dei comportamenti manipolativi da parte di un genitore.
Il Contesto e i Fatti di Causa
La vicenda giudiziaria origina da una separazione altamente conflittuale, caratterizzata da decisioni diametralmente opposte tra il primo e il secondo grado di giudizio.
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La decisione di primo grado: Inizialmente, il Tribunale di Ragusa aveva stabilito l’affido condiviso dei figli a entrambi i genitori. Era stato disposto il collocamento presso la madre. Al padre era stato imposto il versamento di un assegno mensile di 3.000,00 euro, suddiviso in 1.000,00 euro per il mantenimento della moglie e 2.000,00 euro per i due figli.
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Il ribaltamento in Appello: Successivamente, la Corte d’Appello di Catania ha radicalmente riformato la sentenza. Ha disposto l’affidamento esclusivo della figlia (poi divenuta maggiorenne) e del figlio minore al padre, confermandone il collocamento prioritario presso quest’ultimo.
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I provvedimenti restrittivi verso la madre: La Corte territoriale ha inoltre limitato la responsabilità genitoriale materna per sei mesi, sospeso gli incontri madre-figlio per tre mesi e prescritto alla donna un percorso obbligatorio di sostegno alla genitorialità. Infine, ha revocato l’assegno di mantenimento in favore della moglie.
Avverso questa dura pronuncia, la madre ha proposto ricorso in Cassazione articolandolo in tredici motivi.
Il Principio di Bigenitorialità e l’Ascolto del Minore
Il nucleo centrale del ricorso materno riguardava la presunta violazione del principio di bigenitorialità e la disapplicazione della volontà del figlio minore, il quale, durante l’audizione, aveva espresso il desiderio di rimanere a vivere con la madre.
La Cassazione ha dichiarato inammissibili le censure della madre, ritenendole un tentativo di sollecitare una rivisitazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. Tuttavia, la Corte ha colto l’occasione per ribadire principi di diritto fondamentali:
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I limiti della bigenitorialità: Sebbene l’affidamento condiviso sia la regola per garantire la presenza comune dei genitori nella vita del figlio, l’affidamento esclusivo rappresenta un’eccezione legittima quando l’esercizio condiviso risulta contrario all’interesse del minore. Tale decisione deve fondarsi su un oggettivo riscontro probatorio derivante da un’indagine complessa.
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Il peso dell’ascolto del minore: Le dichiarazioni del minore, pur se espresse con consapevolezza, non costituiscono l’unico elemento per decidere il suo superiore interesse, specialmente in un quadro di rapporti familiari altamente conflittuali.
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Il rischio di manipolazione: La Corte ha sottolineato che, in presenza di comportamenti ostruzionistici e manipolativi da parte di un genitore, il parere del minore potrebbe essere viziato da un conflitto di lealtà, impedendogli di formarsi un’opinione libera e obiettiva.
Le Carenze Genitoriali e le Condotte Disfunzionali
La motivazione che ha condotto all’affidamento esclusivo al padre si fonda su un’articolata istruttoria (comprendente CTU e relazioni dei Servizi Sociali) che ha fatto emergere gravi criticità nel comportamento materno.
Nello specifico, alla madre sono state contestate:
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Carenze psicologico-relazionali: L’instaurazione di un rapporto simbiotico e possessivo, unito alla strumentalizzazione e manipolazione del minore. Il bambino è stato schiacciato da un conflitto di lealtà e trasformato in un alleato contro il padre.
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Carenze educative e di cura: Mancanza di una guida regolativa, negligenza scolastica, trascuratezza delle difficoltà di apprendimento e mancata somministrazione di terapie.
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Inosservanza delle regole: La sistematica violazione delle ordinanze giudiziarie, l’esposizione mediatica del minore e l’ostacolo al rapporto con l’altro genitore.
Di contro, la figura paterna è risultata adeguata al contesto, mostrando maturità, equilibrio e attenzione alle esigenze del figlio. Di conseguenza, l’allontanamento temporaneo dalla madre e il trasferimento dal padre sono stati giudicati provvedimenti necessari per tutelare la salute e il benessere del bambino.
Questioni Economiche: Mantenimento e Addebito
Oltre alle questioni relative all’affidamento, la Suprema Corte ha affrontato le doglianze della ricorrente riguardanti i profili economici e la colpa della separazione:
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Assegno di mantenimento per la moglie: La richiesta della donna di ripristinare o aumentare l’assegno di mantenimento è stata giudicata inammissibile. La Corte d’Appello aveva già accertato che la donna aveva intrapreso un’attività commerciale in grado di autosostenerla. Gli estratti conto bancari mostravano cospicui accrediti e una notevole liquidità, in netto contrasto con il modello ISEE a basso reddito da lei depositato.
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Addebito della separazione: Il tentativo della donna di addebitare la separazione al marito per presunta infedeltà è stato respinto. È stato confermato che la crisi matrimoniale non era legata all’infedeltà, ma a una progressiva disaffezione dei coniugi accertata già nei precedenti gradi di giudizio.
Conclusioni e Spese di Lite
A conclusione della sua accurata disamina, la Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso proposto dalla madre.
A causa della soccombenza, la parte ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di lite in favore della parte controricorrente. La Corte ha liquidato tali spese in 4.000,00 euro per compensi, oltre a 200,00 euro per esborsi, rimborso forfetario delle spese generali nella misura del 15% e accessori di legge. È stato inoltre disposto l’oscuramento dei dati personali delle parti coinvolte.


