Il ragionamento circolare nelle CTU (e nei Tribunali), in tema di scelte di vita alternative e capacità genitoriale, potrebbe apparire il seguente:
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La premessa del pregiudizio: c’è una divergenza tra lo stile di vita della famiglia (isolamento, rifiuto della scolarizzazione classica, vita in natura) e il modello sociale standard. Questa divergenza viene automaticamente equiparata a un pregiudizio per la crescita del figlio (rischio di asocialità, mancata integrazione, “bolla” familiare).
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La psicologizzazione della scelta: lo stile di vita “alternativo” non è visto come una scelta educativa o filosofica legittima, ma è interpretato come sintomo di una disfunzione nella personalità dei genitori.
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L’indagine clinica: il CTU valuta la personalità dei genitori, spesso attraverso test psicologici standardizzati (tarati su una popolazione “media” e “urbana”).
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La diagnosi di “anomalia”: la personalità dei genitori viene descritta attraverso etichette patologizzanti che giustificherebbero la scelta di vita: si parla di “relazione simbiotica”, “paranoia verso le istituzioni”, “iper-protezione”, “chiusura narcisistica” o “rigidità ideologica”.
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La necessità di “cura”: poiché la scelta di vita è vista come frutto di una patologia, è necessario un intervento sanitario/sociale sui genitori per “correggerli” e riportarli alla norma.
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La prescrizione del percorso: il CTU suggerisce un monitoraggio dei Servizi Sociali, un sostegno alla genitorialità (in contrasto con i principi del consenso informato) o l’obbligo di inserimento scolastico/sociale del minore per “rompere la simbiosi”.
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L’ordinanza del Tribunale: il Tribunale accoglie la tesi del CTU e prescrive il “percorso di recupero” o l’inserimento forzato del minore in contesti sociali (scuola, centro diurno, educatrice domiciliare).
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Il fallimento programmato: i genitori, sentendosi sotto attacco nelle loro convinzioni profonde e nel loro stile di vita, resistono o collaborano solo formalmente. Il percorso viene vissuto come un’intrusione violenta.
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La conferma della patologia: la resistenza dei genitori non è letta come difesa dei propri valori, ma come conferma della loro “oppositività”, “mancanza di critica” e “inadeguatezza genitoriale” (si torna al punto 2 e 4).
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L’escalation: si passa a misure più drastiche: decadenza della responsabilità genitoriale, allontanamento del minore o collocamento in comunità, poiché i genitori sono giudicati “impermeabili al cambiamento” e quindi dannosi.
Analisi della Differenza
Nota Fondamentale: Mentre nelle separazioni il “nemico” è l’altro genitore, qui il “nemico” (nella visione del CTU) è la coesione stessa della coppia genitoriale attorno a un ideale. La loro unione non è vista come una risorsa, ma come una “folie à deux” (follia a due) che isola il bambino dalla realtà normata.


